appunti di storia del cinema italiano.

LA DOLCE VITA
“il capolavoro di Fellini”

Fellini pensava da tempo di fare un film su Roma. Ne era attratto: lui, provinciale, arrivato li per fare il disegnatore su una rivista satirica che si chiamava Marco Aurelio. Disegnava tantissimo e da li partivano sempre le sue storie.

In quel periodo passeggiava spesso per via Veneto, che era la strada “in” della Roma dei Vip. Quello infatti era non solo il periodo della hollywood sul Tevere quindi gli americani importanti eran tutti li ma anche l’anno del giubileo (quindi arrivavano fedeli da tutto il mondo in pellegrinaggio) e in più ancora c’erano le olimpiadi. Roma era, quindi, al centro della vita mondana, al centro della vita religiosa e al centro della vita sportiva. Nel 1960 Roma era la capitale del mondo.

Fellini ogni sera si recava in Via Veneto, ma vi si recava per studiare la fauna. Prendeva appunti visivi, disegnava, metteva assieme facce, personaggi e abiti.

Finchè non arrivò a delinare un progetto per un film.

Ai suoi amici, quando parlava dell’idea, diceva che voleva realizzare una scultura “picassiana”: distruggere la mondanità per vederla da più lati. Inizia quindi a cercare dei produttori disposti a finanziargli il film, ma nonostante non fosse un esordiente bensì un regista già affermato, trovò molte difficoltà nel portare avanti quel progetto. Come ad esempio “bisogna avere una star americana, noi non produciamo film con attori italiani”. Alla fine vinse lui e trovò Rizzoli che finanziò il film e lo produsse con Mastroianni. Fellini diceva sempre che se avesse dovuto descrivere il film con un paragone letterario lui avrebbe scelto l’inferno di Dante, la discesa negli inferi mondani Romani.

Il film venne quindi realizzato e presentato alla stampa. E’ il 3 febbraio 1960.
Prima proiezione a Roma. Finisce il film, ma nessuno applaude. Il giorno dopo fu la volta della prima a Milano. E li scoppiò il bubbone. Gìà durante la proiezione ci furono fischi e insulti, e ci fu anche qualcuno che dopo la proiezione gli sputò addosso.
il giorno dopo, tutti i giornali, ma proprio tutti, stroncarono Il film che ebbe quindi un’accoglienza completamente negativa.
Lo accusarono di disfattismo, di pessimismo. Una critica comune fu “da un’immagine negativa dell’Italia nel mondo in un periodo in cui l’Italia è al centro del mondo, invece di esaltarla”. 
Fellini non s’aspettava tanta virulenza nelle reazioni. Partirono anche delle azioni giudiziarie fatte da molte persone che chiedevano il sequestro e la censura della pellicola. E come se non bastasse partì anche una campagna pubblicitaria denigratoria sul film e su Fellini stesso per stroncarlo e rovinarlo definitivamente, come ad esempio notizie in cui veniva svelato che il regista tradisse la moglie.
In tutto questo, che fa Fellini? Fellini fa quello che fa un bravo padre quando deve proteggere un figlio sfortunato: per due o tre mesi, ogni giorno, in una provincia diversa, andò cinemino per cinemino per proiettare e SPIEGARE il film passo passo al pubblico. Il quale sembrava iniziasse ad apprezzare il film.
Quattro mesi dopo, il flim arrivò a Cannes. E li fu il trionfo più totale, vincendo la Palma D’oro. E anche, tempo dopo, un’Oscar (Fellini nel corso della carriera ne vincerà 4).
Subito dopo in Italia, GLI STESSI giornalisti e LE STESSE testate che l’avevano distrutto, titolarono su tutti i giornali “Il capolavoro di Fellini”, sperticando lodi a destra e a manca.
Siamo un paese assurdo ragazzi…
-Gianni Canova